Perchè, se uno studente “non sa leggere”, i libri di testo servono?
Qual è il valore della “normalità” dei libri di testo?

Nel mio viaggio di raccolta e costruzione ho incontrato queste due domande tanto controverse quanto interessanti, domande che propongono un ampio ragionamento sui temi dell’inclusione, della “normalità” e dei bisogni educativi, con particolare attenzione a quelli che sono i BES (Bisogni Educativi Speciali), e che non hanno la pretesa di rispondere in maniera univoca a grandi interrogativi didattici e pedagogici contemporanei.

Ho deciso di pensarci su, ispirata da numerosi colleghi, per elaborare alcuni esempi su come è possibile costruire una “normalità” arricchita: il desiderio di molti formatori è quello di accompagnare le operatrici e gli operatori della didattica e dell’educazione nella composizione di tutti quegli elementi necessari ad un percorso di apprendimento adeguato ai bisogni di ogni particolare studentessa e studente.

Non a caso l’approccio iniziale all’adattamento di un testo di adozione è proprio quello di arricchire, di modo che siano presenti gli elementi necessari per facilitare i processi di percezione, decodifica, comprensione, produzione, e altri. Non si tratta dunque di ridurre, accorciare o “semplificare”, bensì di celebrare in qualche modo la complessità, attendere in modo costruttivo il superamento definitivo del libro di testo standard, trasportando la ricchezza individuale all’interno di una prassi da condividere, perchè sia possibile individualizzare e personalizzare apprendimenti e partecipazione.

La gamma estremamente differenziata di studentesse e studenti che frequentano la scuola tradizionale, di ogni ordine e grado, porta a porsi diverse domande:

come è possibile condurre persone con diversi funzionamenti cognitivi e comunicativi nella creazione di un rapporto efficace, sensato e collaborativo con il libro di testo?
E’ davvero possibile?

Tra i diversi autori possibili vorrei citare Carlo Scataglini, insegnante specializzato di L’Aquila e formatore sulle metodologie di recupero e sostegno: il suo impegno nella pubblicazione di diversi testi metodologici, materiali e software didattici, libri di narrativa e altro si concretizza nella forte credenza che questo rapporto sia possibile e utile, soprattutto se costruito con la collaborazione inclusiva delle compagne e dei compagni di classe. L’obiettivo iniziale è quello di evitare la sconfitta, la rinuncia al libro di testo adottato dalla classe e il ripiegamento su qualche altro libro delle classi precedenti.

E’ vero che la scelta del libro di testo da adottare, da parte degli insegnanti, non è sempre facile; anzi, quasi mai. Da un lato ognuno vorrebbe un apprendimento con un approccio sempre più socio-costruttivistico, con una didattica aperta, autodeterminata, metacognitiva, personalizzata, individualizzata, differenziata, plurale; dall’altro spesso accade che gli zaini e i banchi delle alunne e degli alunni si riempiano di libri esattamente uguali per tutte e tutti, ad eccezione di qualche parte “differenziata”, magari proprio per porta in modo più evidente rispetto all’altro le proprie differenze. Tuttavia non mancano educatrici, tutor e insegnanti che, cogliendo la contraddizione, percorrono strade alternative, cercandone sempre di nuove: materiali autoprodotti, pluralità di oggetti di apprendimento non solo cartacei e tecnologicamente diversificati, dispositivi co-prodotti e altre soluzioni creative pronte per essere sperimentate.

“Da ultimo, in questa contraddizione si muovono, talvolta anche in modo molto efficace e creativo, alcune grandi case editrici di libri di testo, cercando di uscire sauna autorappresentazione che le vede svantaggiate rispetto alle blasonate case editrici di saggistica o varia, ed esposte ad accuse di eccessivo riciclo dei contenuti nel contesto di un mercato piuttosto chiuso. Ma pian piano qualche casa editrice cerca di recuperare orgoglio culturale e scientifico, valorizzando il fatto che migliaia di alunni e alunne acquisiranno abilità e competenze sulle loro pagine, reclutando autori e specialisti di livello scientifico sempre più alto e forzando sempre più le gabbie ministeriali. In questo trend positivo si colloca il lavoro di Scataglini, che accompagna un’evoluzione progressiva anche del testo tradizionale. Che ancora esiste, nella sua “normalità”.”

Dario Ianes

Questa “normalità” intesa consiste nel senso di appartenenza al gruppo e alle sue attività, alle cose da fare insieme: il bisogno di agire come e con gli altri, il desiderio di sentirsi nella corrente, è un elemento fondamentale dei processi di inclusione. Per questo motivo il lavoro sulle prassi legate ai libri di testo è importante, perchè i luoghi, i riti, i simboli della “normalità”, come anche i suoi spazi, i suoi tempi, le sue attività e anche i suoi materiali, possano intrecciarsi alle peculiarità, alle differenze individuali delle studentesse e degli studenti, con il loro modo di funzionare, di interagire, di essere nelle proprie caratteristiche. 

Tuttavia, a questo punto, il doppio errore pedagogico e didattico è in agguato: laddove avviene una forzatura nell’adattamento delle diversità, laddove si supporta una presunta uguaglianza e non un desiderio di equità, è la norma a vincere su tutto e gli specifici bisogni non vengono considerati in maniera adeguata; in più occorre considerare che una didattica sperimentale non è costituita soltanto da materiali, attività e luoghi, ma anche da persone capaci di incontrare i bisogni speciali delle altre persone con cui lavora e condivide tutto quanto prima citato.  

Lasciamo aperta la riflessione, soprattuto ora che la fisicità ha ricevuto uno smacco e che il bisogno di alleviare gli affaticamenti amplificati dalla distanza si fa sempre più pressante. Non sarà un libro di testo accuratamente scelto ed elaborato a sopperire alle nostre necessità di vivere in presenza la scuola ai tempi del massimo divieto, ma forse una buona lettura e alcune valide attività potranno gradualmente riavvicinarci in uno spazio nuovo.

Nell'immagine: incantesimo tratto da uno dei libri di Zatch Bell, serie manga ed anime giapponese creata da Makoto Raiku. 

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