PROFESSIONE DOCENTE, TRA CRISI PROFESSIONALE E SISTEMI SCOLASTICI IN DIFFICOLTÀ

Eurydice (la rete europea che raccoglie, aggiorna, analizza e diffonde informazioni sulle politiche, la struttura e l’organizzazione dei sistemi educativi europei) ha condotto uno studio che ha come focus gli insegnanti della scuola secondaria inferiore e, in particolare, la professione docente e la crisi professionale che sta attraversando da alcuni anni a causa di sistemi scolastici sempre più in difficoltà.

In base a questo studio le politiche nazionali ed europee hanno sviluppato soluzioni che hanno avuto un forte impatto sugli insegnanti. Al centro dello studio stanno la crisi vocazionale, l’attrattività della professione, la formazione iniziale e continua, le condizioni di servizio, le prospettive e il benessere dei docenti.

In base a quanto emerge dal report stilato dopo il termine della somministrazione dei questionari, a Marzo 2021, viene a delinearsi una situazione piuttosto compromessa. Negli anni recenti i sistemi educativi di 35 paesi soffrono di una carenza di insegnanti: in questo l’Italia si colloca, assieme ad altri otto paesi, tra i territori che risentono sia di una carenza che di un eccesso di offerta. Le lingue straniere e le materie STEM sono quelle che presentano una carenza più acuta.

Più della metà dei sistemi educativi presenta insegnanti di età avanzata: l’invecchiamento contribuisce così ad aggiungere vulnerabilità ai sistemi educativi nell’insieme, per questioni di fragilità e di difficoltà nella gestione della Dad attraverso le nuove tecnologie. In Italia, come in alcuni altri paesi, nei prossimi 15 anni è previsto il pensionamento di più della metà dei docenti attualmente attivi: il problema risiede principalmente nel fatto che gli insegnanti che nel nostro paese hanno meno di 35 anni sono soltanto il 6,4% (valore che si posiziona terzultimo nella classifica dei 35 paesi esaminati).

Per quanto riguarda le condizioni di lavoro è risultato che un insegnante su cinque in Europa lavora con contratto temporaneo: il 78% degli insegnanti under 35 lavora con un contratto a tempo determinato e, in Italia, più dei due terzi degli insegnanti ha contratti brevi non superiori alla durata di un anno. La discontinuità riscontrata nel nostro paese nell’ambito del processo di reclutamento di docenti a tempo indeterminato, a causa soprattutto dei tagli economici predisposti, si pone quindi come elemento di forzatura che spinge le scuole ad assumere gli insegnanti per periodi brevi.

In generale i docenti europei di cinque paesi, tra cui l’Italia, risultano insoddisfatti del loro stipendio: sul nostro territorio è previsto che un docente debba lavorare 35 anni prima di raggiungere lo stipendio massimo (50% in più rispetto a quello iniziale) e negli ultimi anni gli aumenti sono stati piuttosto limitati. Nel caso dell’Italia l’organizzazione della carriera dei docenti è concepita esclusivamente in termini di aumento di stipendio.

I prerequisiti per avviarsi alla professione di insegnante in Italia riguardano la qualifica minima equivalente alla laurea magistrale, una formazione professionale e un periodo pratico all’interno del contesto di classe; tuttavia, la durata della formazione professionale iniziale può variare. Il 70% dei docenti europei dichiara di essere formato sia sui contenuti disciplinari, che sulla pedagogia generale e relativa alla propria disciplina, oltre che sulla pratica, mentre in Italia la percentuale è del 60%. Durante l’anno di prova meno del 50% dei docenti è stato supportato da un programma di sostegno, nonostante questo anno sia indispensabile alla conferma del ruolo: questo accade perché il programma di sostegno è rivolto soltanto agli insegnanti assunti a tempo indeterminato, che sono in minoranza.

L’Italia fa parte di quei paesi che fanno leva su una valutazione dei docenti centralizzata, effettuata con bassa frequenza e regolamentata solo nel 2015 con la riforma dell’istruzione che ha incentivato questa pratica grazie ad un bonus premiale: in seguito a questa riforma si è assistito ad una diminuzione degli insegnanti attivi all’interno di scuole in cui non sono mai stat effettuate valutazioni. Se in tutta Europa l’offerta della valutazione è considerata come feedback utile agli insegnanti per il proprio lavoro, solo in Italia questo aspetto non rientra tra i principali obiettivi del processo.

Per quanto riguarda invece la mobilità transnazionale, in media solo una minoranza di docenti europei (nel 2018 intorno al 40%) ha partecipato a programmi UE per lo sviluppo professionale e l’Italia rientra tra gli otto paesi che hanno una media di insegnanti in servizio che hanno aderito a queste iniziative.

Il Consiglio Europeo del 26 Maggio 2020 stabiliva che gli insegnanti sarebbero stati, negli anni a venire, le principali figure di contrasto alla crisi del settore educativo in relazione alla situazione pandemica: sicuramente, per fronteggiare la crisi, occorrerà prima di tutto riconoscere la situazione degli insegnanti e del loro ruolo in termini olistici, oltre che porre le loro resistenze e le loro necessità in termini di benessere psicologico in primo piano in un panorama educativo che deve sempre più allontanarsi dall’ottica utilitaristica e prestazionale.

Riferimenti bibliografici:

https://www.indire.it/2021/03/24/scuola-nuovo-rapporto-eurydice-su-insegnanti-europei/ %5BRetrieved 05/05/2021]
https://eurydice.indire.it/wp-content/uploads/2021/03/Teachers_in_Europe_Report.pdf %5BRetrieved 05/05/2021]
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/07/15/15G00122/sg %5BRetrieved 05/05/2021]
https://eurydice.indire.it/insegnanti-in-europa-carriera-sviluppo-professionale-e-benessere/ %5BRetrieved 05/05/2021]

Nell'immagine: "Svalutation", Andriano Celentano (1976)

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